Tra Dicembre 2025 e Gennaio 2026 si sono tenute le prime due lezioni della School for Village Hosts Arvier, percorso di formazione nell’ambito del progetto pilota “Agile Arvier. La cultura del cambiamento” e rivolto a chi opera ad Arvier e nei comuni dell’Alta Valle tra Aosta e Courmayeur. Il percorso non si propone di insegnare a fare turismo o di fornire soluzioni preconfezionate, ma di lavorare su competenze strategiche: lettura critica del contesto, progettazione integrata, costruzione di immaginari, storytelling territoriale e attivazione comunitaria.
La School for Village Hosts Arvier non nasce come un’esperienza isolata, ma come l’evoluzione naturale di un percorso di riflessione e sperimentazione più ampio avviato nel 2021 con l’Open School for Village Hosts, progetto sviluppato nell’ambito del Programma Erasmus+, con diversi partner europei (Casa Netural, MateraHub, Elisava, Holis, Centre for Socially Responsible Entrepreneurship, Kobiety Lodz e Radosa Partneriba).
In un tempo in cui le aree interne restano spesso ai margini dei principali circuiti di innovazione sociale e sviluppo sostenibile, l’Open School ha scelto di lavorare su un nodo cruciale: rafforzare le capacità locali di leggere la complessità dei luoghi, attivare processi trasformativi e costruire narrazioni capaci di tenere insieme identità, presente e visione futura.
Le prime due lezioni “Leggere il territorio, progettare opportunità” e “Raccontare il territorio: storie, emozioni, identità” hanno accompagnato i 24 partecipanti in un percorso che li ha portati prima a riconoscere e interpretare le risorse del territorio, e successivamente a esplorarne le modalità di racconto come strumento per immaginare e costruire il futuro.
Leggere il territorio: dalla diagnosi alla visione
Come si legge un territorio senza semplificarlo o snaturarlo? Questa la domanda che ha guidato la prima lezione.
La risposta è arrivata attraverso il paradigma della valorizzazione territoriale integrata, introdotto da Andrea Porta di Fondazione Santagata come approccio strategico allo sviluppo locale, particolarmente rilevante per le aree interne.
In questo modello, il territorio non è un contenitore di risorse da sfruttare, ma un ecosistema di capitali interconnessi – culturali, ambientali, sociali ed economici – che richiede progettualità contestuali, partecipate e orientate al lungo periodo. Il vantaggio competitivo, soprattutto in contesti montani, non risiede nella standardizzazione, ma nella capacità di interpretare il contesto locale evitando modelli estrattivi e fragili.
La progettazione territoriale è stata presentata come un processo strutturato e progressivo:
- Analisi del capitale territoriale (AS IS): risorse, attori e dinamiche esistenti;
- Analisi dei bisogni e definizione degli obiettivi (TO BE);
- Definizione della strategia;
- Definizione delle azioni e degli strumenti;
- Monitoraggio e valutazione, come processo continuo di apprendimento.
È emerso con chiarezza che i progetti efficaci non si basano su azioni isolate, ma su strategie coerenti che integrano formazione, patrimonio, servizi, esperienze e comunicazione, sostenute da una governance chiara e flessibile.
Casi studio: esperienze e modelli territoriali
Nel corso della prima lezione sono intervenuti diversi ospiti, che hanno presentato casi studio con l’obiettivo di offrire spunti e ispirazioni ai partecipanti.
Valentina De Pamphilis di Terre di Siena Lab ha presentato il modello di turismo della realtà che rappresenta, inteso non come promozione, ma come infrastruttura di sviluppo territoriale, in cui governance, animazione territoriale, formazione degli operatori e marketing agiscono in modo integrato e coordinato.
Il marketing territoriale è stato restituito come ecosistema di strumenti – piattaforme digitali, newsletter, materiali editoriali, social media e spazi di partecipazione – in cui la comunità diventa parte attiva del racconto. L’esempio San Gimignano – Più di una storia mostra come la narrazione condivisa rafforzi identità e riconoscibilità.
Alessia Dipietro, Presidente di Dnart APS, si occupa di progettazione culturale, sviluppo partenariati, scrittura bandi Supervisione dell’ecosistema Moon e Simone Dipietro, che si occupa di Progettazione culturale e project management presso Dnart APS hanno portato come caso studio il Moon Festival. Non un evento episodico ma un ecosistema culturale di comunità, che attraverso processi partecipati coinvolge l’intera comunità attraverso performance, installazioni, mostre, talk e musica. Attraverso residenze artistiche under 30, co-creazione con gli abitanti, formazione e riconoscimento educativo, il festival trasforma il borgo di San Raffaele Cinema (TO) in uno spazio di relazione, apprendimento e appartenenza.
Il Moon Festival ha mostrato ai/lle partecipanti come un evento culturale possa diventare una vera e propria infrastruttura sociale, capace di generare reti, competenze e senso di appartenenza nel lungo periodo.
Luca Fasano, ha portato come caso studio la sua azienda, Valverbe, specializzata nella coltivazione, trasformazione e commercializzazione di piante officinali biologiche, in Valle Varaita (CN). Fondata nel 1985, Valverbe è un esempio di impresa di montagna capace di integrare qualità produttiva, sostenibilità e valorizzazione territoriale, seguendo una filiera completa “dalla natura alla tazza”, con un approccio che coniuga innovazione tecnologica e rispetto della materia prima.
Elena Romano, che ha presentato il progetto Landscape Storymovers, un metodo innovativo di narrazione dei territori che integra racconto orale, teatro, formazione e turismo esperienziale, agendo da dispositivo di attivazione territoriale, attraverso pratiche teatrali, antropologia culturale e progettazione territoriale. Il progetto mira a mantenere vivo il filo della tradizione del racconto orale, offrendo al contempo una nuova chiave di lettura dei territori in ambito turistico, avendo alla base il concetto di storymoving, inteso come approccio che supera la narrazione statica per trasformare storie autentiche in esperienze concrete, dinamiche e relazionali. Gli storymovers sono guide e accompagnatori turistici formati per raccontare i territori attraverso itinerari esperienziali, con un ruolo informativo ed interpretativo rendendo accessibile la verità dei luoghi, intesa come intreccio di terra, tradizioni e relazioni umane.
Raccontare il territorio: la narrazione come strumento progettuale per creare immaginari, identità e posizionamento
Se la prima lezione ha lavorato sulla lettura, la seconda ha affrontato un passaggio decisivo: raccontare il territorio come parte integrante delle progettualità. Dopo una breve introduzione di Riccardo Ramello di Fondazione Santagata e project manager capofila del progetto Agile Arvier, la giornata è entrata nel vivo con gli interventi degli ospiti
Tra gli ospiti della giornata, Andrea Paoletti, presidente di Netural Coop e Wonder Grottole, che ha presentato l’esperienza di Wonder Grottole come caso studio di rigenerazione territoriale fondata su storytelling, co-progettazione e sviluppo di comunità. A Grottole, la narrazione ha accompagnato tutte le fasi del processo: dalla lettura iniziale di un contesto segnato dallo spopolamento, fino alla costruzione di nuove opportunità di abitare, lavorare e restare. Lo storytelling territoriale considerato come strumento progettuale è capace di generare immaginari condivisi e rendere visibili risorse spesso considerate marginali. Il territorio emerge come ecosistema complesso fatto di spazi, relazioni, competenze, pratiche quotidiane e visioni future. In questo quadro, la narrazione costruisce coerenza tra azioni, rafforza il senso di appartenenza e facilita la creazione di reti multilivello.
Alice Avallone, ricercatrice di small data, insight culturali e tendenze per le aziende, ha portato il focus sugli immaginari culturali come leva strategica per il posizionamento dei territori. La visibilità, ha sottolineato, non dipende dalla quantità di contenuti prodotti, ma dalla capacità di costruire un racconto riconoscibile, coerente e distintivo. Inoltre ha portato il concetto di world building applicato ai territori, che invita a pensare i luoghi come universi narrativi complessi, fatti di paesaggi, relazioni sociali, pratiche ed emozioni. La personificazione del territorio diventa uno strumento operativo per chiarire identità, tono narrativo e pubblici di riferimento, evitando narrazioni standardizzate e intercambiabili.
Infine, l’intervento di Lorenzo Facchinelli, artista in rappresentanza di Mali Weil, collettivo artistico multidisciplinare con base a Trento, ha ampliato ulteriormente il perimetro dello storytelling, introducendo il concetto di territori diplomatici. Il territorio è stato letto come sistema di relazioni che coinvolge dimensioni umane, naturali, simboliche e interspecie. La narrazione, in questa prospettiva, diventa una pratica di responsabilità: rende visibili relazioni invisibili, conflitti, coabitazioni e trasformazioni in atto. I conflitti territoriali non vengono rimossi, ma interpretati come indicatori delle modalità di convivenza e delle scelte future. Lo storytelling assume così una valenza culturale e politica, coerente con i principi di sostenibilità ambientale e sociale.
Dalla teoria alla pratica: laboratori e progettualità in embrione
Entrambe le lezioni si sono concluse con attività laboratoriali, che hanno tradotto i contenuti teorici in pratica progettuale.
Dalla mappatura comunitaria “La mia Arvier invisibile” al laboratorio “Dall’identità ai destinatari”, i partecipanti hanno lavorato su:
- lettura critica del territorio,
- individuazione dei beneficiari reali,
- definizione di messaggi identitari coerenti,
- allineamento tra identità, narrazione e progetto.
Sono emersi dodici filoni progettuali, che spaziano dalla valorizzazione dei percorsi outdoor alla dog hospitality, da festival e musei a cielo aperto a progetti di inclusività, benessere, gaming e turismo esperienziale.
Un processo aperto, non un prodotto finito
Le prime due lezioni della School for Village Hosts Arvier hanno posto le fondamenta del percorso che mette al centro territorio, comunità e visione di lungo periodo. Lo sviluppo locale non è una sequenza di interventi, ma un processo di costruzione collettiva. Leggere e raccontare il territorio significa assumersi la responsabilità di interpretarlo, immaginarlo e trasformarlo senza semplificarlo.
La School non produce soluzioni calate dall’alto, ma metodologie, linguaggi e visioni condivise, capaci di generare competenze, relazioni e progettualità radicate nel tempo.
Un punto di partenza, più che un traguardo, per continuare a leggere Arvier – e l’Alta Valle – con occhi nuovi.
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Progetto AGILE ARVIER: LA CULTURA DEL CAMBIAMENTO, è un progetto del Comune di Arvier (Ao), in collaborazione con Fondazione Santagata e Netural Coop Impresa Sociale, finanziato dal PNRR – Next Generation EU, per il progetto pilota PNRR M1C3 Misura 2 Investimento 2.1 linea A – CUP F87B22000380001 – Progetto “Open school for village hosts” – CIG B82B4A0673 – WP05 – EDUCATION LAB CLP REGIS 2.1_ ARVIER EDUCATION LAB.






