Per oltre un decennio, la risposta prevalente alla crisi demografica delle aree interne si è affidata a due pilastri: da un lato gli incentivi di tipo immobiliare o finanziario (dai bandi per le “case a un euro” ai contributi a fondo perduto per la residenza), dall’altro il marketing turistico.
Tuttavia, osservando le dinamiche reali dei territori, emerge un’evidenza fondamentale: un incentivo economico o un alloggio a basso costo non bastano a trattenere o integrare nuove persone se la comunità locale ha già perso la sua tenuta relazionale.
Lo abbiamo visto da vicino. Nel 2019, come Netural Coop, partner di Wonder Grottole, abbiamo dato vita a Italian Sabbatical: cinque volontari da tutto il mondo invitati a diventare cittadini temporanei di Grottole, in provincia di Matera, per aiutarci a sviluppare esperienze di turismo relazionale. Le candidature sono state 280.000. Un numero che ha portato all’attenzione di tutti la forza attrattiva della vita nei piccoli paesi, e che ha spostato la domanda: il desiderio di venire c’è, resta da capire chi accoglie.
Nei Comuni definiti “Periferici” ed “Ultraperiferici”, dove la distanza dai servizi essenziali supera i 30 minuti, la vera emergenza non è solo il calo dei residenti, ma la progressiva solitudine relazionale di chi già abita il luogo. Senza un’azione di manutenzione quotidiana della comunità locale, qualsiasi tentativo di ripopolamento rischia di trasformarsi in una parentesi temporanea e priva di radici.
È in risposta a questa criticità che nasce il progetto nazionale “Vieni a vivere e lavorare in montagna DIG.IT”, sostenuto da Coopfond (fondo mutualistico di Legacoop) e promosso da una rete di cooperative nazionali: Cramars (Friuli Venezia Giulia), Netural Coop (Basilicata), Terramea (Molise), Melius (Sardegna), Noi & Gli Altri e Leone Rosso (Valle d’Aosta).
Lo schema operativo: Piattaforma, Host e il candidato abitante
Tutto parte da un esperimento. Nel 2023 Cramars ha messo alla prova il percorso in un territorio di sette comuni. Da lì la scelta di scalare l’esperienza a dieci territori d’Italia, tra Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Molise, Sardegna e Basilicata. L’obiettivo è attivare i territori e le loro comunità: in ciascuno una cooperativa locale coordina il lavoro e seleziona, forma e mette all’opera gli Host di comunità.
Coopfond ha sostenuto lo sviluppo della piattaforma digitale DIG.IT, che tiene insieme una comunità di pratica diffusa, ospita la formazione online e fa da vetrina in cui domanda e offerta dei territori si incontrano. È lì che arriva chi desidera cambiare vita o delocalizzare il proprio lavoro. Ma è l’Host di comunità sul territorio a trasformare il contatto virtuale in una scelta di vita reale: mette in contatto con i proprietari degli immobili, fornisce informazioni sulle opzioni scolastiche e sulle opportunità lavorative in zona, fa conoscere i servizi essenziali e facilita le relazioni tra nuovi arrivati e comunità locale.
Tempistiche e Roadmap: Come si sviluppa il progetto
Gli Host non arrivano da fuori. Sono stati selezionati dentro le comunità dei paesi, dopo una presentazione pubblica del progetto in cui si è mostrato il potenziale attrattivo e di neopopolamento del paese, ma anche la possibilità, per chi si mette in gioco, di far crescere le proprie competenze. La ragione viene dall’esperienza: nei territori esistono già tanti practitioner, persone che ogni giorno, e spesso in modo volontario, portano avanti attività di accoglienza e di cura del paese. Il progetto parte da loro: li riconosce, li forma, dà loro strumenti.
Da qui il lavoro procede per tappe, con un obiettivo di sperimentazione molto concreto.
Tra settembre e ottobre 2026 stiamo svolgendo la formazione: 16 ore online, guidate a livello nazionale da noi di Netural Coop, per i 24 Host selezionati nei dieci territori. In Basilicata le comunità coinvolte sono Miglionico e Grottole.
Tra novembre e dicembre gli Host lavorano sul campo e mappano quello che il paese ha da offrire: case disponibili, spazi di lavoro, scuole, opportunità lavorative, servizi.
Poi la sfida dei 60 giorni. Ci siamo dati un traguardo preciso: avviare il primo soggiorno di prova entro 60 giorni dalla fine della formazione, a metà gennaio 2027. Sul campo si vedrà subito se l’accoglienza tiene e quanto conta la mediazione dell’Host.
Nei primi mesi del 2027 la piattaforma DIG.IT apre a tutti. Smart worker, giovani famiglie, micro-imprenditori rurali potranno consultare le schede dei territori e mettersi in contatto diretto con l’Host di comunità del paese che li interessa. A rispondere sarà una persona del posto.
Segui gli sviluppi del progetto
Se desideri seguire l’evoluzione del progetto, scoprire quali territori saranno coinvolti o valutare le future opportunità di trasferimento nei borghi italiani:
- Visita il sito ufficiale del progetto: https://www.vieniavivereinmontagna.it/
- Segui gli aggiornamenti sulla pagina Facebook di Cramars, capofila del progetto: https://www.facebook.com/cramars e sul nostro blog
- Scrivi a vieniavivere@coopcramars.it
Host di comunità: una figura chiave sempre più riconosciuta
Il ruolo di Netural Coop nella formazione degli Host nasce da relazioni e incontri. Con l’apertura dell’unità locale a Gorizia in Friuli Venezia Giulia siamo entrati in contatto con diverse realtà del territorio, tra cui la cooperativa Cramars. Ragionando su possibili collaborazioni, ci siamo riconosciuti a vicenda competenze ed esperienze, e abbiamo trovato nel progetto di neopopolamento il punto in cui metterle a sistema. Occuparci della formazione per noi è stata la naturale prosecuzione di una traiettoria di ricerca-azione iniziata con il progetto europeo Open School for Village Hosts e affinata nelle edizioni della School of Village Hosts svolte sul campo nel Parco Nazionale del Pollino e in Valle d’Aosta. Cambiano i contesti e le denominazioni, ma la visione rimane nitida: valorizzare il ruolo strategico dell’Host come presidio per le aree interne, affinché si strutturi nel tempo come vera figura professionale per lo sviluppo dei territori marginali.
In questi anni abbiamo teorizzato e costruito il profilo delle competenze dell’Host di comunità (o Village Host) e il corso che lo forma. Lo abbiamo fatto per tre ragioni.
La prima è che accogliere è un mestiere. Facilitare la vita di un territorio chiede metodo, strumenti di ascolto e competenze diverse, dalla lettura dei dati socio-economici alla gestione dei conflitti.
La seconda è che i progetti finiscono e le persone restano. Formare un Host significa lasciare al territorio qualcuno capace di generare e sostenere iniziative anche quando il finanziamento si chiude.
La terza è il riconoscimento. Da anni lavoriamo in territori diversi e con partner diversi per far crescere una comunità di pratica: un movimento che porti all’attenzione il ruolo dell’Host nel neopopolamento dei paesi, e quindi nella cura degli ecosistemi territoriali. Da qui la richiesta a enti locali, reti della cooperazione e policy maker di lavorare perché l’Host abbia un inquadramento ufficiale e una sostenibilità contrattuale stabile. Senza questa continuità, competenze e investimenti formativi si disperdono, e i paesi perdono chi ne tiene insieme le relazioni.
E tu cosa ne pensi?
Nel tuo paese o nella tua organizzazione, chi tiene insieme la comunità, e come lo fa? Con quali strumenti?
Se conosci qualcuno che fa già l’Host senza chiamarsi così, o se stai sperimentando qualcosa di simile, raccontacelo. Pensi che un riconoscimento ufficiale di questo ruolo aiuterebbe davvero il tuo territorio o sviluppo locale dei piccoli paesi?
Nel tuo comune o nella tua organizzazione, quali strumenti vengono usati per garantire la tenuta sociale e la vitalità della comunità residente?
Conosci o stai sperimentando nel tuo territorio figure simili all’Host di comunità? Pensi che l’ufficializzazione di questo ruolo possa rappresentare una leva concreta per lo sviluppo locale?
Condividi con noi la tua esperienza scrivendo a info@neturalcoop.it
Vieni a Vivere in Montagna è un progetto realizzato con il contributo di Coopfond, fondo mutualistico di Legacoop.






