Ad Arvier, in Valle d’Aosta, il cambiamento climatico non è un titolo di giornale: è una questione di sopravvivenza idrica ed economica reale.
Secondo i dati di ARPA Valle d’Aosta, il 90% delle risorse idriche della regione è impiegato per l’irrigazione agricola. I canali che portano l’acqua ai campi — i rus — dipendono direttamente dai ghiacciai delle Alpi, che negli ultimi cinquant’anni hanno perso oltre il 40% della loro superficie. Per oltre otto secoli, quei canali sono sopravvissuti grazie ai corvées, giornate di lavoro collettivo e comunitario: senza quella manutenzione condivisa, l’acqua smetteva semplicemente di scorrere.
La domanda nasce spontantea: oggi che i ghiacciai si ritirano, quale sarà la nostra nuova “corvée” per non far fermare la vita nei borghi?
Con il progetto Arvier Innovation, abbiamo portato undici ricercatrici/tori europei a lavorare per un mese fianco a fianco con gli abitanti. I quesiti emersi dalle conversazioni e dai workshop non riguardano solo la tecnica irrigua, ma il senso stesso della cura comune: chi decide, chi mantiene, chi usa. È lo stesso metodo che applichiamo con i nostri Village Host: formare animatori territoriali non come tecnici del turismo, bensì come facilitatori capaci di leggere un luogo e attivare nuove soluzioni di comunità.
(Per approfondire questa esperienza, potete leggere la scheda in calce all’articolo: “Arvier, la cura condivisa” 👇)
Dalla scala locale alle connessioni globali
La domanda che ci poniamo ad Arvier si sposta di scala ma rimane identica quando allarghiamo lo sguardo alle grandi dinamiche del pianeta. In Borneo, la foresta pluviale e le torbiere — tra i polmoni più umidi della Terra — continuano a bruciare per settimane, arrivando nei periodi di picco a generare più emissioni di anidride carbonica dell’intera Unione Europea. È la stessa aria, la stessa acqua, lo stesso sistema interconnesso.
L’esperienza di Netural Coop dimostra che i processi globali si abitano partendo dalle relazioni reali sui territori. Ed è proprio da un’alleanza spontanea che nasce il nostro prossimo passo internazionale.
Come nasce un ponte tra borghi italiani e Malesia?
Durante il progetto Miskigliamoci in Basilicata, abbiamo conosciuto Marco Ferrarese, giornalista e scrittore di guide Lonely Planet. Una relazione che si è consolidata nel tempo: quest’anno, mentre lo aiutavamo nella ricerca per la nuova edizione della guida, lo abbiamo ospitato a Casa Netural. Da quel confronto informale, davanti a una tazza di caffè, è nata una scintilla.
Marco vive in Malesia da anni ed è entusiasta del nostro modello di cooperazione e rigenerazione. Ci siamo chiesti: perché non unire due territori così ricchi di natura e cultura?
Da questa affinità nasce il nostro viaggio di lavoro e ricerca in Malesia: un’iniziativa per attivare residenze d’artista e scambi creativi tra Italia e Sud-Est Asiatico, portando la visione dei borghi italiani in un contesto globale e costruendo nuovi linguaggi per raccontare l’ecosistema che cambia.
Attraversare confini e parlare di sostenibilità richiede però strumenti d’azione concreti. Non bastano i convegni e non bastano i report formali: occorre agire sulla sensibilità e formare un nuovo mindset fin da piccoli.
Per questo, insieme a due game designer, stiamo sviluppando un nuovo gioco di società co-progettato con i ragazzi nei campi estivi. Un dispositivo pratico, immersivo e relazionale basato sull’interazione tra Azioni, Impatti e Soluzioni.
Entrare nelle scuole o nelle stanze di lavoro con un metodo ludico ci permette di “mettere a terra” la complessità della crisi climatica: insegna che di fronte all’eco-ansia non si vince da soli sconfiggendo gli altri, ma ci si salva unicamente collaborando.
Superare il paradosso economico: produrre valore senza distruggere risorse
Questa visione risponde alla domanda di fondo presente nel nostro Bilancio Sociale: quanto valore economico produciamo, e quanti danni all’ambiente e al pianeta generiamo per produrlo?
Un sistema economico sano deve produrre beni e servizi pubblici in misura superiore ai costi che scarica sulla collettività. Come teorizzato da Jeremy Nicholls nel paradosso della contabilità (The Accounting Paradox), i tradizionali sistemi di misurazione continuano a registrare il valore monetario ignorando i costi sociali e ambientali che quel valore genera altrove — che sia una foresta in Borneo o i canali di un borgo alpino.
Il nostro modello di crescita punta ad internalizzare i costi, creando valore distribuito e integrando profitto economico, sociale e ambientale. Vogliamo essere produttori di innovazione, non consumatori di risorse.
Dalla teoria alla comunità di pratica: nasce Netural Academy
Di fronte alla complessità della transizione ecologica e al paradosso di modelli economici che esternalizzano i propri costi, la risposta non può essere individuale. Servono competenze diffuse, capacità di facilitazione e strumenti concreti di animazione territoriale.
È per rispondere a questa esigenza che nasce la Netural Academy: un luogo di formazione e confronto in cui mettiamo a disposizione di chi vive e lavora nei territori i nostri metodi, i progetti di comunità e gli strumenti di co-progettazione sviluppati sul campo.
Clicca qui per scoprire il percorso formativo e come partecipare www.neturalcoop.it/academy
📖 Scheda di Approfondimento: Arvier, la cura condivisa
La gestione dell’acqua ad Arvier non è solo un fatto storico, ma un laboratorio vivente per comprendere la cura dei beni comuni. Con il 90% delle risorse idriche della Valle d’Aosta impiegate per l’agricoltura e il progressivo ritiro dei ghiacciai attestato da ARPA, il progetto Arvier Innovation ha trasformato una sfida climatica in un percorso di progettazione comunitaria.
Per un mese, undici ricercatori e formatori da tutta Europa hanno risieduto nel borgo per operare a stretto contatto con gli abitanti. Il tema della risorsa idrica è affiorato spontaneamente dai workshop, traducendosi in strumenti pratici e misurabili:
- Prototipi digitali: un ingegnere informatico ha sviluppato due sistemi open (uno per mappare le girandole d’irrigazione, l’altro per monitorare il fabbisogno idrico del suolo), basati sul principio che le decisioni migliori richiedono dati accessibili a tutti.
- Linguaggi visivi: una ricercatrice ha impiegato la fotografia per raccontare i produttori e gli artigiani locali, traducendo un dato climatico e idrico astratto in storie reali.
- Partecipazione democratica: la comunità ha espresso la volontà di essere parte attiva dei processi decisionali relativi alla risorsa idrica, non semplice spettatrice.
Questo metodo richiama direttamente la teoria sui beni comuni (commons) del Premio Nobel Elinor Ostrom: le risorse collettive sopravvivono nel tempo solo quando sono le comunità stesse a darsi regole di gestione e cura, superando la falsa alternativa tra solo mercato o solo Stato.
Il risultato più significativo del percorso non risiede però nei report finali. Durante le residenze, un laboratorio di scrittura territoriale si è trasformato in un gruppo di lavoro autonomo che continua a riunirsi regolarmente anche a progetto concluso, senza bisogno di facilitazioni esterne. Perché il vero valore dell’innovazione sociale non è l’evento in sé, ma l’impatto che continua a generare quando i riflettori si spengono.
Ripensare il nostro rapporto con l’acqua e il clima non è un compito tecnico delegabile a pochi esperti, ma una responsabilità collettiva. I rus di Arvier ci ricordano che le comunità sopravvivono solo quando imparano a prendersi cura insieme di ciò che le tiene in vita.
E nei vostri territori, quale risorsa o bene comune sta chiedendo oggi una nuova forma di cura condivisa per affrontare la transizione climatica?






