Cosa rimane in un territorio rurale e montano quando si spengono i riflettori di un bando di finanziamento pubblico? È la domanda che accompagna la fine dei grandi flussi di investimento contemporanei come il PNRR. Il rischio più grande risiede spesso nella frammentazione: una costellazione di interventi brillanti, ma temporanei, che faticano a sedimentarsi nelle pratiche quotidiane e nella memoria collettiva di un luogo.
Proprio per rispondere a questa sfida, il programma Arvier Innovation — sviluppato nell’ambito del progetto pilota “Agile Arvier. La cultura del cambiamento” del Comune di Arvier, in collaborazione con Fondazione Santagata e Netural Coop Impresa Sociale, e finanziato dal PNRR — ha cercato una strada diversa. Da novembre a maggio, il progetto ha portato nel cuore della Valle d’Aosta 11 ricercatori, ricercatrici, formatori e formatrici provenienti da vari paesi d’Europa con uno scopo preciso: non per “calare soluzioni dall’alto”, ma per trasformare il territorio in un laboratorio di co-progettazione attiva e di sperimentazione rurale.
Il proposito del programma, infatti, è stato fin da subito l’attivazione di una comunità di pratica: un tessuto di relazioni continue basato sull’apprendimento sociale, all’interno del quale cittadini, imprese e professionisti esterni potessero condividere problemi concreti legati alla montagna e sviluppare insieme un repertorio di risorse, visioni e strumenti. Uno dei lasciti più tangibili e permanenti di questa comunità in cammino è il Booklet ufficiale di Arvier Innovation, che raccoglie, sintetizza e mette in luce gli argomenti esplorati durante ogni residenza e le idee sviluppare all’interno della comunità di pratica.
Clicca qui per scaricare il Booklet Completo di Arvier Innovation https://www.fondazionesantagata.it/wp-content/uploads/Booklet-Arvier-Innovation-ITA.pdf
Dal frammento al sistema: il lavoro di cucitura
Ogni ricercatore/trice al termine della propria residenza ha sviluppato un report per condividere le analisi condotte sul campo (con dati sulla partecipazione della comunità, punti di forza e debolezza del territorio, idee di sviluppo), facilitando il lavoro della residenza successiva e costruendo una continuità di informazioni che permettesse di non disperdere il valore e le relazioni generate.
A partire dai temi principali del programma (cambiamento climatico, cultura inclusiva, sostenibilità sociale) ogni residenza si è sviluppata attraverso una disciplina specifica:
Identità e narrazione del territorio / Rocco Pisilli (Clicca qui per visionare report e materiali formativi)
Turismo di comunità / Sara Guidolin (Clicca qui per visionare report e materiali formativi)
Data science e agricoltura / Marko Djordjevic (Clicca qui per visionare report e materiali formativi)
Ecodesign nel turismo / Anna Masiello (Clicca qui per visionare report e materiali formativi)
Sociologia della memoria / David Chevallier (Clicca qui per visionare report e materiali formativi)
Valorizzazione del patrimonio tangibile e intangibile / Duna Viezzoli (Clicca qui per visionare report e materiali formativi)
Spazio pubblico e identità locale / Christina Skarpari (Clicca qui per visionare report e materiali formativi)
Co-progettare e immaginare spazi di comunità / Rita Elvira Adamo (Clicca qui per visionare report e materiali formativi)
Scrittura di Comunità / Alessio Castiglione (Clicca qui per visionare report e materiali formativi)
Una pluralità di ambiti all’interno dei quali sono emersi due elementi cardine: l’ acqua e il bene comune.
L’ultimo ciclo di residenza è stato quindi affidato a due professionisti che, sotto la guida e la supervisione metodologica di Netural Coop, hanno curato la sintesi dell’intero processo: Caterina Salvo, ricercatrice specializzata sui temi della mobilità nelle aree interne e montane, nonché progettista per il terzo settore e la pubblica amministrazione, e Marco Del Fiore, ricercatore ed esperto di politiche territoriali e valorizzazione delle aree interne, collaboratore del collettivo “Riabitare l’Italia”.
Insieme, Caterina e Marco hanno analizzato gli output di tutti gli Arvier Innovation Labs, sintetizzandoli in due elementi complementari: il booklet e la mostra fotografica outdoor itinerante “Arvier Innovation – Le fontane come bene comune”, diffusa in 10 stazioni pedonali accanto alle fontane storiche tra Arvier e Leverogne.
Il percorso della mostra accoglie otto fotografie dell’archivio locale che ritraggono i momenti di vita collettiva, le feste e il lavoro di una comunità legata alla stessa terra e alla stessa acqua. Storicamente, le fontane e i rus (i canali d’irrigazione) rappresentavano infrastrutture comuni regolate da un patto implicito di cura tra generazioni, mantenute collettivamente attraverso le corvées (veri e propri esempi di cittadinanza attiva e mutuo aiuto). Le immagini portano così la domanda cruciale sull’acqua — ovvero chi decide, mantiene e usa questo bene comune — fuori dagli spazi di incontro istituzionali e direttamente nei luoghi fisici dove la risposta ha sempre vissuto. Ciascuna fotografia è inoltre dotata di un QR code, un invito esplicito a continuare la riflessione camminando e ad approfondire i materiali nel booklet.
Clicca qui per aprire la mappa della mostra itinerante “Arvier Innovation – Le fontane come bene comune”
Il framework scientifico: le Comunità di Pratica e l'Impatto Sociale
I dati qualitativi e le dinamiche relazionali emersi ad Arvier confermano l’efficacia di una postura metodologica che non si esaurisce nell’evento temporaneo, ma che affonda le sue radici nei paradigmi sociologici ed economici più autorevoli a livello europeo.
Le residenze si sono configurate a tutti gli effetti come una vera e propria Comunità di Pratica, secondo il modello teorizzato dagli studiosi Jean Lave ed Etienne Wenger nel loro testo fondamentale sull’apprendimento situato (Situated Learning: Legitimate Peripheral Participation). In questo framework scientifico si assume un principio cardine: l’apprendimento è un atto sociale, intrinsecamente legato al contesto e alle pratiche quotidiane. Non si impara in astratto, ma affrontando sfide reali sul campo. Di conseguenza, nel nostro approccio, il ricercatore non è un osservatore distaccato, ma un membro temporaneo della comunità che impara e co-progetta insieme agli abitanti.
Dal punto di vista dell’economia della cultura, questo modello accelera il passaggio verso il paradigma della Cultura 3.0, elaborato dall’economista Pier Luigi Sacco (consultabile nei suoi contributi per la Commissione Europea e nei saggi accademici, come Cultura 3.0: un nuovo paradigma di creazione del valore). In questa visione, la cultura smette di essere mero consumo passivo di eventi e si trasforma in un ecosistema in cui i cittadini sono co-creatori attivi dei processi. La partecipazione attiva diventa così uno stimolo diretto per la coesione sociale e l’empowerment territoriale.
A validare gli impatti reali di questi percorsi intervengono i dati storici del rapporto “Io sono Cultura” promosso annualmente dalla Fondazione Symbola. Le analisi di Symbola dimostrano scientificamente come gli investimenti in capitale relazionale, coesione e innovazione culturale nei piccoli comuni abbiano un moltiplicatore economico e civico straordinario sulle aree interne, contrastando attivamente i fenomeni di isolamento.
Allo stesso modo, le metriche di valutazione dell’impatto sociale applicate ai processi collaborativi e cooperativi — ampiamente indagate e strutturate da centri di ricerca d’avanguardia come il TIRESIA del Politecnico di Milano — evidenziano come la longevità di questi interventi dipenda dalla capacità di superare la “stanchezza istituzionale” dei singoli bandi. Ciò si ottiene trasformando i progetti in percorsi cumulativi in cui le reti di fiducia createsi tra accademia, policy maker e residenti rimangano attive nel lungo periodo.
Uno spazio aperto di dibattito
La conclusione formale del finanziamento pubblico non coincide con la fine del percorso, ma apre una fase di riflessione metodologica cruciale che riguarda centinaia di piccoli comuni in tutta Italia. Come si può evitare che il valore generato si disperda?
Una risposta concreta di Netural Coop a questo interrogativo è proprio il Booklet ufficiale di Arvier Innovation. Non lo abbiamo concepito come una semplice relazione finale rendicontativa, ma come una vera a propria mappa da lasciare nelle mani dei residenti e dell’amministrazione comunale, affinché le reti di fiducia e i processi attivati possano continuare a orientare le linee guida politiche e lo sviluppo del territorio.
Allo stesso tempo, questo documento vuole essere un modello replicabile per tutte quelle amministrazioni e realtà del Terzo Settore che vogliono trasformare la gestione dei beni comuni da intervento temporaneo a pratica quotidiana.
Vi invitiamo a esplorare questo patrimonio condiviso e a scaricare la vostra copia:
Cliccate qui per scaricare il Booklet Completo di Arvier Innovation






