Cosa succede quando un tavolo di co-progettazione tra Cittadini/e e Pubblica Amministrazione smette di essere uno spazio di ascolto passivo e si trasforma in un vero e proprio tavolo amministrativo? Succede che la democrazia diventa una pratica quotidiana, un percorso di apprendimento collettivo in cui si impara a negoziare, a fare ricerca e a progettare, dati alla mano, il futuro del proprio territorio.
Il 29 maggio 2026 si è tenuto Crispiano il quarto incontro del percorso “Costruire Comunità Consapevoli”, intitolato “Scuola di Comunità: Dalla sostenibilità al CEAS”. Una tappa cruciale del percorso coordinato da Netural Coop per facilitare il disegno dell’offerta e dei servizi del nuovo CEAS (Centro di Educazione all’Ambiente e allo Sviluppo Sostenibile).
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Allargare la platea
Una delle sfide più grandi dei processi partecipativi è evitare che ai tavoli siedano sempre e solo gli addetti ai lavori o una cerchia ristretta di appassionati. Per questo, alla fine della scorsa sessione, era stato lanciato un patto: ogni partecipante avrebbe dovuto portare con sé un nuovo cittadino o una nuova cittadina.
La risposta è stata immediata ed eterogenea, dimostrando che la partecipazione si allarga a macchia d’olio quando passa dal passaparola e dalle relazioni di fiducia. Al nucleo iniziale di partecipanti si sono uniti sguardi e storie incredibilmente diversi: da Benito, bersagliere in pensione nato e cresciuto in via Roma (portavoce di una storica associazione locale che conta ben 52 iscritti nella sede del paese), ad Anna, originaria di Statte ma “adottata” a tutti gli effetti dalla comunità crispianese. Fino ad arrivare a Nico Santoro, che pur vivendo da trent’anni a Martina Franca è tornato a Crispiano per attivare un progetto a sfondo sociale tramite cooperativa (“Casa di Zia Melina”, uno spazio dedicato ai servizi sociali), e a Valentina, Assessore alla Pubblica Istruzione, a testimonianza di una presenza istituzionale che sceglie di sedersi materialmente al tavolo.
La metrica dell'impatto: oltre i grandi numeri
Dal punto di vista puramente quantitativo, la partecipazione si attesta su una media di 10-15 persone a incontro. In una narrazione superficiale si potrebbe guardare a questo dato come a un coinvolgimento contenuto, ma chi si occupa di processi comunitari sa che la vera metrica dell’impatto non è il volume, bensì la densità e la costanza della relazione.
La risposta della comunità di Crispiano in termini di assiduità e impegno è davvero positiva. Il fatto stesso che i partecipanti abbiano preso sul serio il patto del “passaparola”, portando un amico o un vicino all’incontro successivo, dimostra che il processo ha attivato una rete fiduciaria che si espande in modo spontaneo.
Una sfida di continuità per l'Amministrazione: coltivare il capitale sociale
Come facilitatori e operatori, sappiamo che questa energia proattiva rappresenta il nucleo di un nuovo capitale sociale per il Comune. La sfida che ora si apre – e che ogni amministrazione lungimirante è chiamata ad affrontare con consapevolezza – non è più solo “attivare”, ma mantenere e coltivare questa partecipazione.
Questi cittadini hanno investito tempo, competenze e fiducia nel disegno del CEAS. Affinché questo patrimonio non vada disperso, diventa fondamentale che l’istituzione restituisca loro un riconoscimento tangibile. Non si tratta necessariamente di investimenti complessi, ma di piccoli passi strategici: dare a queste persone un ruolo, anche minimo, all’interno dei futuri processi del centro, far percepire in modo chiaro che il loro impegno è una risorsa preziosa per l’ente e che l’Amministrazione crede in loro ed è pronta a lavorare insieme. Integrare stabilmente i cittadini attivi nei processi di gestione è l’unico modo per trasformare un laboratorio temporaneo in una politica pubblica strutturata e duratura.
L'inconsapevole costruzione di un Manifesto (e l'incredulità dei partecipanti)
Lavorando in gruppi volutamente eterogenei per età e background per favorire lo scambio, i partecipanti si sono trovati davanti a un momento di forte impatto emotivo. Ascoltare la restituzione degli output dei laboratori precedenti, rielaborati e strutturati dai facilitatori di Netural Coop, ha lasciato molti dei presenti increduli.
Senza rendersene conto, incontro dopo incontro, i cittadini avevano gettato le basi del Manifesto di Crispiano Sostenibile. Spesso il cambiamento profondo avviene in modo lento e impercettibile nella routine dei tavoli; vederlo formalizzato ha mostrato a tutt* la potenza del percorso fatto fino ad oggi.
Questo processo non è stato privo di attriti, ma è qui che risiede il valore del metodo: il laboratorio è stato un vero e proprio allenamento all’ascolto. Gestire lo scontro tra generazioni differenti, rispettare le idee altrui e accogliere i conflitti per sviscerarli in modo costruttivo sono stati passaggi necessari per raggiungere soluzioni il più possibile condivise.
Da cittadini a Service Designer: il workflow del laboratorio
Dopo la validazione del Manifesto, il cuore del laboratorio si è spostato sulla domanda centrale della sessione: “Che CEAS vogliamo?”. Per rispondere, la “Scuola di Comunità” ha adottato un approccio da veri e propri service designer, strutturato in tappe metodologiche chiare ed esigenti:
- Research Time (Benchmarking)
- Definizione delle Attività e delle Personas
- Accesso e Regole di Funzionamento
- Strategia di Comunicazione
- Governance e Responsabilità
Al termine della sessione, un rappresentante per ciascun tavolo ha esposto i risultati del lavoro collettivo durante la fase di restituzione finale.
Una presenza costante: il dialogo orizzontale con il Sindaco e i dipendenti della Pubblica Amministrazione
Questo percorso è reso possibile da una visione amministrativa che sceglie di agire concretamente come abilitatore di energie. La dimostrazione più evidente è la presenza costante del Sindaco, Luca Lopomo, e di diversi assessori/e e dipendenti comunali a ciascuno di questi incontri. Non si tratta di visite istituzionali di facciata o di semplici saluti a inizio seduta: l’amministrazione siede ai tavoli di lavoro insieme ai cittadini, partecipando alle discussioni in una dinamica di totale dialogo orizzontale.
In questi laboratori si percepisce in modo tangibile la volontà politica di attivare la comunità, abbattendo le distanze burocratiche per fare in modo che le persone siano le vere protagoniste dell’evoluzione del territorio. Vedere il primo cittadino confrontarsi, ascoltare e co-progettare allo stesso livello di un pensionato, di uno studente o di un professionista locale cambia radicalmente la percezione delle istituzioni e accelera la ricostruzione della fiducia reciproca.
La co-progettazione come scelta e atto politico
Investire risorse, tempo e credibilità in un percorso di co-progettazione non è per nulla scontato, né banale. Per un’Amministrazione Comunale sarebbe molto più semplice e immediato procedere per vie interne, affidando la progettazione del CEAS a un ufficio tecnico o calando decisioni preconfezionate dall’alto.
Scegliere la strada della “Scuola di Comunità” è, al contrario, un atto politico di grande importanza e lungimiranza. Significa accettare il rischio del confronto, accogliere la complessità del dibattito e scommettere sul fatto che le soluzioni migliori per Crispiano nascano dall’intelligenza collettiva dei suoi abitanti.
Se interessat* a scoprire di più sul processo che stiamo portando avanti a Crispiano seguite i canali social di Netural Coop:
Il progetto “Costruire Comunità Consapevoli” è un servizio di avvio del Laboratorio Permanente CEAS 2030Lab affidato a Netural Coop dal Comune di Crispiano (Marzo-Agosto 2026) tramite piattaforma MEPA.






