L’Arte di Trasformare l’Individuo in Comunità
In un’epoca segnata da profonde trasformazioni sociali, climatiche ed economiche, le aree interne e montane si rivelano territori di confine, non solo geografici, ma anche politici, culturali e generazionali. Sempre più spesso trascurate nei processi decisionali, queste aree diventano per molti giovani un biglietto di sola andata verso l’abbandono, privando le comunità locali di nuove generazioni capaci di costruire il futuro. Questo esodo impoverisce non solo il tessuto sociale, ma anche la leadership e la partecipazione politica. La Scuola di Politiche Territoriali, promossa da Rete Rifai – Rete Italiana Facilitatori Aree Interne, in partnership con Netural Coop Impresa Sociale e il Consorzio Sociale Il Filo da Tessere, e sostenuta da Fondazione Compagnia di San Paolo, intende invertire questa tendenza.
L’obiettivo posto per i tre giorni di formazione è stato tanto ambizioso quanto cruciale: accompagnare i 15 partecipanti provenienti da tutta Italia nel passaggio evolutivo “Da individuo a comunità”. In ogni momento del programma, le attività di gruppo sono state pensate per aiutare ciascuno a riconoscere e valorizzare la propria esperienza, competenza e idea, trasformando il percorso personale in una progettualità collettiva e replicabile. La Scuola si è configurata come uno spazio di formazione, ascolto e sperimentazione, rivolta a facilitatori territoriali, giovani amministratori e animatori culturali, puntando a colmare il divario tra i giovani e la politica. A guidare la scuola Andrea Paoletti, Ruggero Poi, Egidio Lacanna e Elisabetta Gallana.
“Un format interessante in cui il territorio diventa laboratorio di biodiversità sociale e in cui i percorsi di vita di ognuno dei partecipanti e delle organizzazioni coinvolte si intrecciano. Si crea un fermento positivo nelle relazioni e tutte le persone che partecipano ne escono un po’ diverse. Questo è l’obiettivo fondamentale di un percorso formativo.”
— Andrea Paoletti, Presidente di Netural Coop Impresa Sociale
La distanza percepita dalle istituzioni e l’incapacità della politica di rispondere alle esigenze locali e di ascoltare le nuove generazioni sono sfide che Rifai affronta con determinazione. La Scuola è il primo passo per trasformare questa visione in realtà. La cornice di questo percorso non poteva che essere il Biellese, un territorio che, attraverso i suoi luoghi rigenerati come Cittadellarte Cascina Oremo, l’Ostello della Brughiera e Casa Zegna, testimonia la forza delle reti educative e della valorizzazione urbana. Questi edifici, attraversati da cicli storici e architettonici di trasformazione, sono diventati “spazi in divenire”, luoghi in cui il passato convive con pratiche di comunità e progetti educativi contemporanei. Hanno ricominciato a vivere grazie alla costruzione di reti che tessono legami tra cittadini, scuole, associazioni e istituzioni. Il territorio si è rivelato un cruciale spazio di incontro, che riparte dalla costruzione di relazioni e alleanze, esercitando la politica come esperienza condivisa attraverso azioni, laboratori e dialoghi.
Diario di Bordo
Il percorso della Scuola si è snodato attraverso una metodologia che ha privilegiato la sperimentazione attiva, il dialogo e la facilitazione di gruppo, intervallando visite, dibattiti e laboratori pratici per garantire un discorso lineare e coerente.
Giorno 1: 21-11-2025 | Arcipelago e Hub Educativi Territoriali
L’Arte di Connettere: Cittadellarte e il Terzo Paradiso
La prima mattina è stata dedicata all’esplorazione di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, un ex opificio presentato da Ruggero Poi ed Elisabetta Gallana come un vero e proprio HUB di incontro e attivatore sociale mosso dall’arte. Il racconto ha preso avvio dal rapporto storico con il torrente Cervo e l’acqua, elemento vitale per il distretto tessile biellese e oggi simbolo del necessario equilibrio tra natura e intervento umano. La visita ha toccato le Porte Uffizi, cornici di stanze che simboleggiano i vari uffici di Cittadellarte, ciascuno rivolto a un’area specifica del sistema sociale. I visitatori sono stati invitati a varcare queste soglie simboliche per comprendere come tutto è connesso e come l’azione etica e sostenibile sia intrinsecamente trasversale.
Questa riflessione ha condotto al fulcro concettuale, il simbolo del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto. Si tratta di una riconfigurazione del segno matematico dell’infinito, composto da tre cerchi consecutivi. I due cerchi esterni rappresentano gli opposti, come la Natura e l’Artificio (il mondo artificiale sviluppato dall’intelligenza umana che ha generato benefici ma anche degrado). Il cerchio centrale è la compenetrazione e l’equilibrio tra questi opposti, il “grembo generativo” di una nuova umanità. Il Terzo Paradiso è il mito che chiama ogni individuo ad assumersi una responsabilità personale nella visione globale, trasformando l’umanità in giardinieri che devono proteggere e curare il pianeta e la società che lo abita.
Le Connessioni Territoriali: Biella Città Arcipelago
Subito dopo, il focus si è spostato sulla pratica territoriale con Biella Città Arcipelago, progetto culturale, ambientale e sociale, coordinato da Nazarena Lanza, che mira alla rigenerazione del Biellese tramite sostenibilità, creatività, cooperazione e partecipazione attiva della comunità. Il progetto, un protocollo d’accordo con Comune e Provincia di Biella, utilizza la metafora di Arcipelago in contrapposizione a quella di isolamento, per connettere il territorio su temi cardine tra cui mobilità e accessibilità, apprendimento e cibo, accoglienza, agricoltura.
Ci si è ritrovati in uno spazio meraviglioso, flessibile e dialogico, con i tavoli che richiamano il segno del Terzo Paradiso e poi si è sperimentato il metodo di confronto dell’Arcipelago, basato su tavoli di lavoro a tempo e sull’importanza della restituzione più che della mera partecipazione.
- Nel tavolo Mobilità e Accessibilità, coordinato da Luciano Rossi, si è discusso di come ricucire il territorio attraverso una mobilità lenta (ciclisti, camminatori) che trasforma le isole in “st-azioni” (luoghi di interscambio e accoglienza) e valorizza elementi che mettono in relazione natura e intervento umano. L’obiettivo è superare la visione tecnica a favore di una visione culturale, spingendo il dialogo per integrare la bici non solo come sport ma come mobilità sostenibile, e rieducare lo sguardo verso le cose piccole di pregio. Sono stati citati libri come Anytimes sul pellegrinaggio e cammini come la Via delle Due Sorelle, sottolineando come il gioco, il divertimento e l’incentivo economico possano spingere la cultura della condivisione e del car sharing.
- Il tavolo Cibo, Accoglienza, Agricoltura è partito dal presupposto che il paesaggio è uno specchio di come trattiamo il territorio. Vi è stato il racconto di come il gruppo ha messo insieme 54 realtà tra produttori, strutture ricettive, ristoratori e guide, nato in collaborazione con Slow Food. Il turismo è inteso come scambio e creazione di nuove alleanze. Si sono citati esempi pratici come l’iniziativa “il Biellese in un piatto”, che forza i ristoratori a usare prodotti locali una volta l’anno per ritessere connessioni, e la “cartolina” con timbri che incentiva la visita a musei e spazi locali. Il lavoro si concentra anche sul misurare lo scambio tra produttori e ristoratori per monitorare la salute della rete.
L’esercizio pratico dei partecipanti della Scuola si è suddiviso su questi due tavoli, rispondendo alle domande: “La mobilità alternativa è possibile a livello tecnico e culturale nei nostri territori?” e “Come riportare la produzione locale al centro?”.
L’Orientamento e l’Infrastruttura Sociale: Cascina Oremo
La giornata è proseguita con la visita a Cascina Oremo, polo multifunzionale a Biella, trasformato con 15 milioni di investimento in 18 mesi di ristrutturazione. L’incontro con Enrico Pesce e Federica Collinetti ha illustrato come la Cascina sia oggi un terzo luogo a cavallo tra terzo settore, lavoro e cittadini, con l’obiettivo di abbassare le aspettative, esplorare i sogni e i mestieri. All’interno si svolgono 85 attività formative e il 40% del personale ha meno di 35 anni.
Si è esplorato in particolare il progetto 200 Passi, che si rifà al metodo ADvp e alla ricerca di Stanford, secondo cui camminare favorisce la creatività e la riflessione. Questo laboratorio esperienziale sottolinea come l’esplorazione di sé sia fondamentale per la scelta consapevole. Percorrendo gli spazi, i partecipanti hanno ascoltato podcast di uomini e donne che raccontano la loro storia professionale, suddivisa in aree nuove. Cascina Oremo è un esempio di biodiversità educativa, con quattro ambienti positivi (sport, apprendimento, cambiamento del lavoro, disabilità/età evolutiva) che dialogano con scuola e mondo del lavoro, creando una grande infrastruttura sociale.
Conclusione di Giornata: Visioni e Storie
La sera, presso l’Ostello della Brughiera (struttura ricettiva ricavata da un’antica cascina), si è tenuto il momento “Visioni di Comunità” guidato da Andrea Paoletti con la mappatura delle parole chiave emerse. Successivamente, ogni partecipante ha risposto sul proprio taccuino alle domande: Quali sono i bisogni e le sfide delle vostre comunità di provenienza? e Come le tematiche affrontate sono uno spunto per le vostre comunità?
La giornata si è conclusa con la cena condivisa “Un ingrediente, una storia – Mammamiaaa”. Ogni partecipante, portando un ingrediente che rappresentava il proprio territorio o comunità (dai peperoni cruschi ai formaggi caprini), ha presentato il piatto e raccontato una breve storia, un ricordo o una tradizione legata a quell’ingrediente, trasformando un atto conviviale in un momento di scambio culturale e radicamento identitario.
Giorno 2: 22-11-2025 | Patti e Politiche Territoriali
Il Patto Educativo di Comunità: La Politica Scolastica
La seconda giornata si è aperta con un incontro cruciale a Valdilana, comune nato dalla fusione di quattro entità. L’incontro, che ha visto la partecipazione del Sindaco Mario Carli, dell’Assessora alle politiche giovanili Francesca Barioglio, della Vicesindaca Elisabetta Prederigo e del Dirigente Scolastico Riccardo Ongaretto, si è focalizzato sul Patto Educativo di Comunità. Questo Patto, un lavoro di concerto tra Amministrazione, Scuola (l’Istituto Comprensivo Valdilana-Pettinengo) e l’ente del terzo settore (il Consorzio Il Filo da Tessere), è stato descritto come un esercizio di democrazia e un laboratorio per il dialogo che interessa i ragazzi e la coesione della comunità.
L’ex presidente del Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze, Kadija, ha raccontato l’impegno in progetti pratici, come la creazione del “Pigiama Day” (il pigiama come simbolo di scuola accogliente e di comfort) e la sistemazione di aree verdi. La forza del Patto risiede nel concetto che le cose, mettendosi insieme, si possono realizzare, soprattutto in un territorio multicentro. L’origine del Patto deriva dalla necessità della scuola (frutto della fusione di 16 plessi) di radicarsi nel territorio e non guardarsi solo l’ombelico, facendo uscire la scuola dal suo guscio. La crisi del COVID ha mostrato che la scuola non è sufficiente a se stessa; le soluzioni vanno cercate nella comunità e nel tessuto sociale.
Il Patto, che oggi coinvolge 40 soggetti, è un accordo e una presa di responsabilità che genera nuove opportunità e idee, innalzando la qualità dell’offerta formativa. La scuola, attraverso il Patto, non deve essere l’agone della politica, ma politica essa stessa. Il metodo prevede una mappatura delle risorse (a tutti si chiede chi sei, di cosa hai bisogno, cosa metti a disposizione?), che diventa una filiera, e il successivo monitoraggio di impatto per misurare scientificamente i risultati generati. Il Patto, riconosciuto nel PTOF (Piano Triennale di Offerta Formativa), aumenta il senso, la soddisfazione e crea una prospettiva futura, costruendo relazioni che siano generative e basate sulla fiducia e il rispetto dei ruoli (un esempio nuovo è la creazione di una biblioteca scolastica ma anche di comunità).
Biodiversità Organizzativa e Surplus di Felicità
Dopo aver pranzato cucinando e allestendo insieme lo spazio dell’ostello e dopo una passeggiata nei castagneti della brughiera, Ruggero Poi ha introdotto la riflessione sulla Biodiversità Organizzativa e i metodi per creare patti efficaci. Bisogna immaginare l’organizzazione come un insieme di animali diversi (pesce, rospo, volpe, orso, gallina, zanzara), ciascuno con la sua intelligenza. L’errore è ragionare per branchi; la funzionalità nasce dalla capacità di riconoscere e riutilizzare l’intelligenza degli altri, avvicinando i complementari in un ecosistema in cui nessuno si mangi l’altro. La domanda cruciale è: quali animali mancano al nostro ecosistema? Se manca la comunicazione, bisogna trovare l’animale che la incarna. La diversità rende tutto più solido, non in termini di bellezza, ma di funzionalità, e tutto si basa sulla fiducia.
Riprendendo spunto da concetti come quelli esplorati nel libro Utopie Realizzabili, si è sottolineato che la creazione di una visione è fondamentale affinché un gruppo possa realizzare concretamente un obiettivo comune. La fiducia è il collante. Se gli “animali” sono diversi, bisogna trovare l’interesse comune, ciò che sta in mezzo e che genera la relazione. Il contesto deve generare un surplus di felicità: se dobbiamo competere con l’industria del tempo libero, l’esperienza offerta dalla nostra visione deve essere più attraente, garantendo che tutti gli attori abbiano un pezzo di felicità in più rispetto alla situazione attuale.
A seguito di questa riflessione, si è tenuto il workshop e brainstorming “Dal progetto all’azione”. I partecipanti hanno scelto l’animale che sentivano di essere, creando tre ecosistemi in equilibrio. All’interno di ciascun gruppo, ognuno ha elaborato in 5 minuti il proprio progetto/accordo/processo di rete (domande guida: Come passo dall’idea all’azione concreta? Chi può aiutarmi nella mia comunità?), per poi convergere nello sviluppo di un solo progetto di rete comune da realizzare insieme.
Giorno 3: 23-11-2025 | Costruzione di Nuove Politiche tra Aree Mediane
La Visione Longeva e l’Archivio come Metodo: Casa Zegna
L’atto conclusivo della Scuola è stato a Casa Zegna a Trivero, Biella. Si tratta di un archivio storico e centro culturale ospitato nell’ex casa di famiglia di Ermenegildo Zegna. La visita ha ripercorso l’opera verde di Ermenegildo Zegna: la sua visione di creare un brand con base a Trivero, partendo dal tessuto, costruendo parallelamente un sistema di benessere comunitario attorno all’azienda e l’impegno nella cura del territorio attraverso la riforestazione (da cui l’attuale Oasi Zegna, progetto di sviluppo territoriale con certificazione FSC).
La riflessione si è concentrata sull’archivio: a cosa serve? L’archivio è uno strumento utile per la ricerca e lo sviluppo, un metodo per immaginare, prendere ispirazione, creare identità e poi scalare. Esso permette di ricombinare elementi del passato per creare un trasferimento di valore, come il metro strutturale che fungeva da catalogo tra industria e fattore umano. L’Oasi Zegna è la prova che una visione di lungo periodo che cura l’ambiente può diventare un pilastro del brand e della politica territoriale.
Cerchio di Chiusura: Un Patto per il Futuro
Per chiudere le riflessioni e lasciare una legacy tangibile della Scuola, l’ultimo momento è stato facilitato attraverso il Cerchio di chiusura “Un patto per il futuro”. I partecipanti hanno condiviso il loro impegno finale, una parola chiave o una “proposta di patto” da portare a casa.
La domanda cardine per il futuro è stata: In che modo continuerò ad essere parte di questa comunità creata? Come rimaniamo in contatto e ci possiamo supportare?
Il Cerchio ha permesso di siglare una volontà e una responsabilità di essere comunità anche a distanza, di farlo con azioni seppure piccole, ma concrete, formalizzando il passaggio concettuale e pratico “Da branco a ecosistema”.
Il Metodo di Facilitazione in Evidenza
Il filo conduttore dei tre giorni è stato l’utilizzo di una facilitazione generativa che ha mirato a rendere i partecipanti protagonisti attivi del processo politico e progettuale, superando la didattica frontale a favore dell’esperienza diretta.
L’approccio è sempre partito dall’ascolto attivo e dalla validazione dell’esperienza personale, un punto di partenza imprescindibile per costruire il collettivo. Sono stati utilizzati laboratori esperienziali non convenzionali, come l’Esercizio 200 Passi per stimolare la creatività camminando e la Cena Mammamiaaa per connettere identità personale e territoriale, abbassando le barriere formali.
Fondamentale è stato l’uso di metafore organizzative potenti – come l’Arcipelago e l’Ecosistema degli Animali – che hanno semplificato complessi concetti di governance e rete, permettendo ai partecipanti di identificare i ruoli, le competenze e le lacune all’interno del proprio contesto locale. Il metodo ha poi imposto il passaggio dall’analisi del bisogno alla progettualità concreta in tempi stretti (come nel workshop degli ecosistemi), simulando la necessità di sintesi e azione tipica dei contesti reali.
Infine, l’elemento non negoziabile del metodo è la creazione di un contesto in cui la fiducia e la ricerca di un “surplus di felicità” reciproco siano il prerequisito per la collaborazione. Solo una relazione che genera un valore aggiunto percepito da tutti può trasformarsi in un patto durevole e generativo, essenziale per la costruzione di nuove politiche territoriali.
Siti Web e Approfondimenti Consigliati
Per coloro che desiderano approfondire i temi, i luoghi e le persone incontrate, si suggeriscono i seguenti concetti chiave e siti web di riferimento, che possono essere ricercati online per integrare la lettura del report:
- Cittadellarte – Fondazione Pistoletto: Per esplorare il concetto di Terzo Paradiso e l’uso dell’arte come motore di trasformazione sociale ed etica.
- Cascina Oremo: Per comprendere come un investimento in un polo multifunzionale possa creare una nuova infrastruttura sociale e un centro di orientamento innovativo, basato su concetti come la biodiversità educativa e il metodo ADvp.
- Oasi Zegna / Casa Zegna: Esempi di come la visione imprenditoriale (di Ermenegildo Zegna) possa generare un progetto di sviluppo territoriale a lungo termine (Opera Verde), focalizzato sulla sostenibilità (certificazione FSC).
- Rete Rifai: Per approfondire il ruolo dei facilitatori e la politica di governance nelle aree interne e montane.
- Biella Città Arcipelago: Un modello pratico di rigenerazione territoriale attraverso la cooperazione su temi come la mobilità e la filiera corta.
Concetti Organizzativi: Per esplorare le teorie sulla biodiversità organizzativa e il pensiero espresso in opere come Utopie Realizzabili di Yona Friedman.






