Nei mesi scorsi vi avevamo raccontato le prime lezioni della School for Village Hosts ad Arvier, dove ci eravamo concentrati sulla lettura critica e sullo storytelling dei luoghi. Ma la vera domanda, quella a cui chiunque si occupi di rigenerazione delle aree interne prima o poi deve rispondere, è un’altra: come si evita che un bel percorso partecipativo rimanga soltanto un esercizio d’ispirazione? Come si passa dalle buone intenzioni alla sostenibilità economica di un territorio?
Nel proseguire la formazione dei Village Hosts locali, inserita nel progetto pilota AGILE ARVIER (finanziato dal PNRR – Next Generation EU), insieme ai ricercatori di Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura abbiamo scelto di non fermarci alla teoria. Nelle giornate formative successive ci siamo addentrati nell’officina pratica, affrontando quattro nodi strategici della rigenerazione montana e rurale: la governance delle reti locali, il turismo del benessere, la sostenibilità finanziaria e la validazione sul campo dei servizi.
Le lezioni affrontate dai Village Hosts
1) Costruire reti solide tra diversi stakeholder
Durante la terza giornata del corso, a cura di Paola Borrione e Riccardo Ramello di Fondazione Santagata, ci siamo confrontati sull’attivazione e l’analisi delle reti territoriali.
Nella gestione di progetti ci si limita spesso a compilare elenchi informali di contatti (la pro loco, il comune, le associazioni). Tuttavia, una governance relazionale efficace richiede un’analisi più profonda, e una programmazione precisa che possa incrociare il livello di potere/influenza e il livello di interesse dei diversi attori locali.
Gli studi pubblicati sulla Stanford Social Innovation Review relativi alle collaborazioni intersettoriali dimostrano infatti che la maggior parte delle iniziative a impatto locale non fallisce per mancanza di fondi o di idee, ma per l’incapacità di prevedere e gestire i conflitti d’interesse o le resistenze tra gli stakeholder. Mappare la rete prima di lanciare un progetto significa trasformare la frammentazione in un’alleanza operativa.
Ad Arvier l’obiettivo dei laboratori è stato proprio questo: insegnare ai futuri Village Hosts a leggere le dinamiche di potere del contesto e a costruire collaborazioni solide prima di investire risorse materiali, ma anche trasmettere la capacità di disinnescare i conflitti, tradurre linguaggi diversi (quello burocratico dell’ente pubblico, quello pragmatico dell’impresa, quello emotivo del residente) e mediare continuamente verso una visione comune.
2) Benessere Alpino e Turismo Lento: una trasformazione strutturale, non una moda
Nella quarta giornata, dedicata al turismo lento e alla salute nei contesti montani, la testimonianza della changemaker e guida escursionistica Giulia Cerrato ha stimolato una riflessione fondamentale: nelle terre alte il turismo del benessere non può essere ridotto a una semplice tendenza di marketing.
I report dell’UN Tourism dedicati al Turismo per lo Sviluppo Rurale e le analisi dell’OECD contenute nelle OECD Tourism Trends and Policies confermano che la domanda globale si sta spostando verso esperienze ad alta densità relazionale e a basso impatto ambientale
Considerare il benessere ambientale e sociale come parte integrante dell’offerta turistica significa smettere di “vendere un prodotto” e iniziare a costruire un ecosistema di accoglienza in cui residenti e visitatori traggono un beneficio reciproco e duraturo.
3) Fundraising e Sostenibilità: superare la dipendenza dai contributi a fondo perduto
Nel quinto incontro abbiamo quindi iniziato a sviluppare una shortlist di possibili interventi da attivare nei prossimi mesi e una bozza di action plan con le diverse risorse attivabili.
Poi insieme a Niccolò Contrino (Patrimonio Cultura), abbiamo affrontato un nodo critico del terzo settore e dello sviluppo rurale: la dipendenza esclusiva dai finanziamenti pubblici, esplorando varie opportunità di finanziamento possibili, e le strategie di contatto, ingaggio e fidelizzazione dei donatori e partner.
Comprendere questo percorso fa la differenza tra inseguire contributi occasionali e costruire una stabilità finanziaria di lungo periodo.
4) Validazione e azioni pilota: testare sul campo per non sprecare risorse
Nell’ultima giornata formativa, guidata da Riccardo Ramello, il percorso si è focalizzato sulla transizione dall’idea al servizio. L’obiettivo era capire quali proposte progettuali possedessero le condizioni minime di fattibilità per essere sviluppate e attraverso quali passaggi operativi.
Anziché pianificare strutture complesse a tavolino, i partecipanti hanno lavorato su piccoli test di validazione immediati, interrogandosi su quali fossero gli elementi essenziali affinché un servizio funzionasse per la comunità e come verificare sul campo il reale interesse degli utenti prima di investire budget importanti.
Quattro argomenti fondamentali per permettere ai Village Hosts locali di concretizzare le proprie idee o progettare una sostenibilità a lungo termine alle iniziative da loro sviluppate sul territorio di Arvier e dell’Alta Valle.
Se interessate/i a scoprire di più sul percorso formativo scrivete a info@neturalcoop.it
***
“AGILE ARVIER: LA CULTURA DEL CAMBIAMENTO” è un progetto del Comune di Arvier (Ao), in collaborazione con Fondazione Santagata e Netural Coop Impresa Sociale, finanziato dal PNRR – Next Generation EU, per il progetto pilota PNRR M1C3 Misura 2 Investimento 2.1 linea A – CUP F87B22000380001 – Progetto “Open school for village hosts” – CIG B82B4A0673 – WP05 – EDUCATION LAB CLP REGIS 2.1_ ARVIER EDUCATION LAB.






