Mentre la società contemporanea accelera verso l’automazione e la disponibilità immediata, esiste un’Italia che decide di rallentare per sintonizzarsi con i cicli naturali. Non è un ritorno nostalgico al passato, ma una vera e propria scelta etica, il cui successo non si misura in grandi numeri, ma nella qualità di una vita vissuta in armonia con l’ambiente.
Allevatori e allevatrici che, spesso ai margini del sistema produttivo dominante, operano con una visione alternativa, costruendo economie locali concrete, relazioni genuine con il territorio e nuove forme di narrazione. Imprenditori ed imprenditrici per cui il rispetto per l’animale e per i suoi ritmi biologici è sacro: non esistono processi accelerati, ma solo il tempo dettato dalla biologia e un’alimentazione genuina.
Nelle scorse settimane, nell’ambito del progetto “Ancestrale. La via del pascolo”, il team di Netural Coop ha attraversato le province di Gorizia, Udine e Trieste per incontrare queste persone e raccogliere le loro testimonianze. Il materiale raccolto sarà organizzato in un e-book multimediale e reso disponibile gratuitamente online a cittadini, scuole, operatori culturali e turistici, amministratori locali e semplici curiosi con l’obiettivo di offrire uno strumento dinamico, capace di promuovere la consapevolezza, stimolare l’interesse e offrire spunti di riflessione e conoscenza sul valore immateriale dell’allevamento.
Clicca qui e scopri di più sul progetto https://ancestraleproject.it/
Patrimonio dell'Umanità
È fondamentale ricordare che quello che documentiamo non è un interesse di nicchia: la Transumanza e la Pastorizia sono state ufficialmente iscritte nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO. Questo riconoscimento internazionale sottolinea come il rapporto tra pastore, animale e ambiente sia un modello di gestione del territorio unico, capace di preservare ecosistemi fragili e tramandare riti, saperi e tradizioni che sono alla base della nostra identità europea.
In questo senso, il nostro lavoro si ispira direttamente ai principi della Convenzione UNESCO del 2003, che sancisce l’importanza di salvaguardare le conoscenze e le prassi relative alla natura e all’universo. Proteggere questi saperi significa riconoscerli non come reperti storici, ma come strumenti vitali per affrontare le sfide contemporanee della sostenibilità.
I dati: il valore della terra e del benessere
L’allevamento etico è una necessità ambientale supportata dai dati scientifici:
- Mitigazione Climatica: Secondo l’ISPRA, i pascoli permanenti sono tra i più potenti serbatoi di carbonio (carbon sink) del pianeta. Un ettaro di pascolo gestito eticamente può stoccare fino a 60-80 tonnellate di carbonio, contrastando il riscaldamento globale (clicca qui per leggere i report sul sito di ISPRA)
- Biodiversità: Il report State of Nature in the EU evidenzia come il pascolo estensivo sia fondamentale per preservare ecosistemi che ospitano specie vegetali e impollinatori altrimenti destinati alla scomparsa (clicca qui per leggere il report integrale)
- Economia della Qualità: Il rapporto GreenItaly di Fondazione Symbola dimostra che le aziende che investono in benessere animale hanno una redditività superiore del 15-20%, intercettando un consumatore consapevole (clicca qui per approfondire)
Oltre il pregiudizio: la sapienza tecnica dei custodi della terra
Esiste un’idea distorta, quasi un’ombra culturale, che vorrebbe il mestiere dell’allevatore come il rifugio di chi ha scarsi mezzi intellettuali o poca voglia di studiare. Il viaggio di “Ancestrale” ci ha restituito l’esatto opposto: queste persone sono custodi di una cultura vasta e di una sensibilità fuori dal comune.
Abbiamo chiesto alla nostra collega Lara, che ha incontrato di persona questi “custodi di pazienza”, cosa l’abbia colpita maggiormente di questo processo e dei progetti incontrati:
“Ciò che mi ha colpito maggiormente di quest’esperienza è che emerge con forza dirompente la natura profonda della relazione tra l’allevatore e i suoi animali. Nonostante la consistenza numerica delle greggi o delle mandrie, ciò che stupisce è il rapporto affettivo e individuale: ogni animale è riconosciuto, distinto per carattere e attitudini, in una danza di sguardi e gesti che si manifesta nei versi e nella “festa” che gli animali tributano all’allevatore al suo arrivo. È un legame che smentisce categoricamente il pregiudizio per cui questo mestiere sia il rifugio di chi ha pochi mezzi intellettuali o poca voglia di studiare. Al contrario, queste persone sono custodi di una cultura vasta e di una sensibilità fuori dal comune; sanno ascoltare la natura e interpretarne i segni, possedendo una conoscenza tecnica e umana che richiede un impegno costante.
Colpisce l’umiltà di chi dichiara di non aver inventato nulla, ma di aver semplicemente recuperato una saggezza antica e dimenticata. In questo stile di vita, il sacrificio perde ogni accezione negativa: la rinuncia alle vacanze o alle festività non è vissuta come un peso, ma come una scelta consapevole di cui “vale la pena”. Qui la ricchezza non si misura in denaro, ma in una profonda pienezza interiore. È la filosofia di chi sa che l’essenzialità porta alla felicità e che il valore del proprio lavoro non sta nel prezzo di vendita — che spesso si sentono ancora in dovere di giustificare — ma nell’immenso impegno che si cela dietro ogni prodotto.
Questa consapevolezza si traduce in una visione sistemica della realtà: l’allevatore sa che le proprie scelte impattano sull’ambiente, sulla salute pubblica e sulla cultura del territorio. Tutto è interconnesso: se sta bene l’animale e se sta bene la terra, di riflesso sta bene l’uomo. È una lezione fondamentale per la nostra società, che spesso insegue un concetto viziato di salute, ignorando quanto la diffusione precoce di patologie e l’abuso di farmaci siano il segnale di un equilibrio spezzato.
In questo contesto, la decisione di ciò che mettiamo nel piatto smette di essere un semplice atto quotidiano e diventa un atto di autodeterminazione: decidere di nutrirsi bene è un’azione politica a tutti gli effetti. Attraverso il consumo consapevole, abbiamo il potere di indirizzare le politiche economiche, premiando quelle realtà virtuose che fanno bene al pianeta e chiedendo che gli incentivi siano destinati a chi protegge la vita. Perché, in ultima analisi, siamo davvero ciò che mangiamo, e ogni boccone può essere un voto per un futuro più sano e in armonia con il mondo che ci ospita.”
L'archivio vivente
I materiali raccolti hanno dato vita ad un ‘archivio vivente’ — accessibile gratuitamente tramite un sito web, un e-book e un video su YouTube — concepito per essere costantemente aggiornato con nuove testimonianze virtuose.
Clicca qui per visitare il sito https://ancestraleproject.it/
Il progetto culminerà il 14 giugno presso il nuovo locale della chef Chiara Canzoneri, presso il Castello di Gorizia. L’evento vedrà la chef dialogare con un/a allevatore/trice, e si concluderà con la presentazione di un piatto inedito creato a partire da un taglio di carne non convenzionale.
Questo confronto sarà l’occasione per riflettere sul ruolo culturale, simbolico e sociale della pastorizia, e sul valore della cucina come forma di interpretazione e trasmissione del patrimonio. La chef realizzerà un piatto inteso non solo come prodotto, bensì come racconto di un paesaggio, di una relazione, di una scelta etica. L’allevatore/trice, con la sua testimonianza, porterà al centro dell’attenzione il senso profondo di un mestiere che è, prima di tutto, un atto di responsabilità verso la terra.
Tra le realtà mappate fino a questo momento:
Fattoria San Eliseo
www.fattoriasanteliseo.it
La Valle del Lovo
www.valledellovo.it
Fattoria Asino Berto
www.asinoberto.it
L’asan e la mussa
https://lasanelamussa.wordpress.com/
Azienda Agricola-Kmetija
https://www.devetaksara.com/
Fattoria Zoff
www.fattoriazoff.it
Azienda agricola Ermacora
Macelleria Bonelli
https://www.facebook.com/macelleriabonelli
Chiara Canzoneri chef del ristorante La Chincaglieria
www.chiaracanzoneri.it
La mappatura è un cantiere aperto!
Conosci progetti di allevamento etico in Friuli Venezia Giulia che dovremmo intervistare? Scrivici a info@neturalcoop.it






